Quando cento preti rompono il silenzio su Gaza

 

Ho ricevuto la notizia tramite un piccolo gruppo wapp di quartiere; saremo forse 15 iscritti e di questi non conosco di persona quasi nessuno. Leggo i nomi, leggo i loro messaggi e più o meno posso immaginare che persone siano. Ci scambiamo un po’ di tutto, notizie, eventi, situazioni e storie del quartiere. Poi un giorno arriva uno dei tanti messaggi inoltrati: 100 sacerdoti avrebbero manifestato a Roma per chiedere la fine del genocidio in Palestina. Il corteo sarebbe partito da Borgo Santo Spirito e avrebbe raggiunto il quartiere Prati. Ma è stato il finale a sorprendermi: la marcia si sarebbe conclusa niente meno che davanti alla sede di Leonardo, una delle maggiori aziende europee del settore della difesa, fornitrice dello Stato di Israele.

La Chiesa si muove, era ora!

Dal Vaticano alla sede di Leonardo

Il 22 settembre 2026 circa cento sacerdoti della rete Preti contro il Genocidio, provenienti da otto Paesi e da diverse regioni italiane, hanno marciato da Borgo Santo Spirito fino alla sede di Leonardo in piazza Monte Grappa con soste davanti alle ambasciate della Palestina e del Libano presso la Santa Sede; lungo il percorso, preghiere, canti, ramoscelli d'ulivo, kefiah e un sudario con i nomi di centinaia di bambini palestinesi e libanesi uccisi. 

La giornata è iniziata con un momento di preghiera nella chiesa di Santo Spirito in Sassia; poi i sacerdoti e i fedeli si sono incamminati verso il luogo in cui la guerra diventa industria. E così, nel corso della marcia, si è passati dalla preghiera alla responsabilità, dalle parole alle conseguenze materiali delle scelte politiche. Questi sacerdoti non si sono limitati a invocare genericamente la pace ma hanno pronunciato una parola precisa – genocidio- e hanno raggiunto un luogo preciso- la sede di Leonardo per sottolineare il rapporto fra guerra, produzione di armamenti e responsabilità politiche ed economiche. 

Il silenzio delle omelie

Nelle omelie che ascolto non sento quasi mai un richiamo diretto a ciò che da tre anni abbiamo sotto gli occhi. Anche quando, secondo me, il Vangelo offre assist clamorosi, il sacerdote preferisce divagare e affrontare i massimi sistemi.

Dove è la Chiesa? Me lo sono chiesta molte volte negli ultimi anni e non solo per quanto accade in Israele, Palestina e Gaza. Il che, in realtà, sottende una seconda domanda: dove sono i credenti? Dove sono le nostre comunità? Non dovremmo tutti operare senza tregua per la fine delle ostilità? Non dovrebbe essere il nostro unico cristianissimo pensiero? Non chiedo che ogni omelia si trasformi in un comizio, ma per molti credenti le omelie sono l’unico momento per ascoltare il punto di vista cattolico; quale è il compito di una comunità cristiana quando la cronaca mette davanti ai suoi occhi bambini uccisi, famiglie distrutte e civili privati di ogni possibilità di fuga? Se il Vangelo non si materializza in queste vicende, dove dovrebbe entrare?

Forse chiederselo significa anche domandarsi da quale parte abbiamo deciso di guardare e che favole ci raccontiamo per giustificare la nostra inerzia.

Penso che il gesto di questi cento sacerdoti sia importantissimo, pur con tutti i suoi limiti, perché rompe il silenzio ecclesiale, perché non separa la preghiera dalle responsabilità politiche ed economiche, perché arriva davanti alla sede di un'azienda di armamenti e dice che la pace non è un sentimento astratto: occorrono scelte, rinunce e conflitto con interessi molto concreti.

Questo gesto conta perché cento sacerdoti hanno deciso pubblicamente di non restare immobili.


Per approfondire:

PRETI-CONTRO-IL-GENOCIDIO.pdf

Priests protest over violence in Gaza | CNN

Vatican News

Sky TG24

Per per organizzare i miei appunti ho utilizzato AI generativa.

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