lunedì 19 marzo 2018

Elezioni a colpi di social





Sul tema dei social network sono rimasta sempre un po’ in vetrina, li osservo con grande interesse ma li pratico poco. Ieri sera ho seguito con attenzione il documentario di SKY “Lo Stato Social” dedicato alla lettura dei risultati delle elezioni politiche del 4 marzo dal punto di vista dei social.

Occasione rara di ascoltare i social media manager (che in generale si palesano poco) che in maniera professionale e a tratti intima hanno commentato la loro esperienza. Occasione ancora più rara di ascoltare qualcuno che conosci, Marco Borraccino, ed emozionarsi professionalmente per i risultati che ha raggiunto.
Il programma ha evitato qualsiasi giudizio politico, ha mantenuto un approccio estremamente tecnico e questo mi ha aiutato a chiarire molti dubbi; tuttavia – non riuscendo però io a separare completamente il piano politico da quello tecnico- resto con alcune perplessità.

Ogni post è una campagna: qui il candidato ha risposto bene, qui è arrivato troppo tardi, qui ha sbagliato. Ciò che rende perfetto un post in un caso risulta rovinoso in un altro caso. Lo stesso candidato se una volta risulta vincente (è stato bravo: ha risposto con ed ha portato la discussione sul suo tema) in un altro caso, pur mantenendo la stessa costruzione e quindi lo stesso stile narrativo, è del tutto fallimentare e cambia completamente il giudizio (qui ha sbagliato perché si è accanito su un avversario). Insomma: dipende dalla giornata, dal mood che si respira, dall'argomento da trattare. 


Le dirette: scelta consapevole per sfruttare un algoritmo o  mi creo io il mio canale? "Essendo un contenuto nativo, la diretta è premiata dall’algoritmo di Facebook". Credo che i grandi risultati realizzati da alcuni candidati siano legati alla personale necessità di crearsi un proprio canale, con questo ribadendo in maniera definitiva che dal loro punto di vista i media tradizionali sono tutti venduti. Quindi da una necessità è nata una grande occasione. Non ci sono stati scontri/confronti televisivi. Penso che non si tratti semplicemente di un nuovo ambiente comunicativo che prende il sopravvento su un altro, penso che si sia voluto evitare lo scontro dialettico perché le proposte elettorali, in tutta evidenza, sono prive di consistenza.


I team: faccio da solo o mi creo una squadra? Salvini fa da solo, seguito però da uno staff competente; Meloni si affida ad una persona fidata; Renzi fa da solo ma senza essere seguito da uno staff; Boldrini supervisiona tutto. Maurizio Costanzo ripeteva all’infinito agli ospiti del suo show: siate voi stessi, davanti alla telecamera non si finge. A quel punto puoi piacere o non piacere. Ma tu sei rimasto te stesso. Lo stesso vale per i social: Salvini è geniale, la Meloni istintiva, Renzi aveva il peso degli anni di Governo. Ve lo ricordate quando con il pullman girava l’Italia? Le sue infografiche per spiegare il suo programma? I suoi poster Obama style per raccogliere fondi? È stato un grande innovatore (lui o Proforma?) ma è stato triturato dalla velocità che lui stesso aveva impresso alla comunicazione. 


Vince chi arriva secondo. C’è un paradosso nel marketing secondo cui non vince chi apre il mercato, ma il secondo che arriva su quel mercato dopo che qualcuno lo ha aperto. Mi spiego così la dinamica social Salvini / Meloni. 


Contenuto, mittente, audience: Meloni condivide un video ed ottiene una buona performance. Ma lo stesso video con Salvini diventa virale. Il contenuto è lo stesso, l’audience diversa. Ma soprattutto: lui è Salvini.


La violenza di chi non ha cervello. Tutto il mio appoggio morale va ai social media manager di Boldrini e Bonino. La loro è stata una campagna che di politico ha avuto poco: l’odio, l’intolleranza, l’accanimento verso queste due donne non ha precedenti. In un caso (Bonino) si è deciso di non rispondere; nell’altro (Boldrini) a volte è stato possibile rispondere con humor. Ma a chi giova? A chi giova stare in un’arena in cui si aspetta solo che si inizi a sparare? Riporto in modo più o meno testuale lo sfogo del social media manager di Boldrini 

“Ma che cosa puoi fare quando i cittadini nemmeno capiscono che quelle che mostrava, e che tutti criticavano violentemente, non erano frasi sue ma era la citazione di un articolo della Costituzione?”
Insomma: la Costituzione che il popolo italiano ha ardentemente difeso con il clamoroso NO alla riforma proposta da Renzi, quello stesso popolo disconosce quella stessa Costituzione se a declamarla è Laura Boldrini. Mah ... c'è un cortocircuito logico-emozionale da gestire.

La non replicabilità: nei fatti il programma ha evidenziato l’assenza di case study di successo da replicare e questo, per me, è disorientante.  

Ringrazio infine Mario Sechi per avermi dato le parole con cui rappresentare un fenomeno, quello dei 5 Stelle, su cui mi arrovello da sempre. Cito - più o meno testuale 

Il M5S è immune dalle critiche. Il Movimento esprime una promessa e in quanto tale i cittadini sono disposti ad aspettare, a dargli tempo e il loro tempo non è ancora scaduto”.


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